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FOCUS
L’Italia maglia nera in Europa per gli incendi
 

Solo quest'anno bruciati 160mila ettari di boschi

 
 
 

Il 2021 è diventato l’anno nero del patrimonio boschivo mondiale: incendi di enorme portata hanno devastato il mondo, aiutati dalle alte e spesso anomale temperature ...

 
 

 

mercoledì 1 settembre 2021

 

 

Il 2021 è diventato l’anno nero del patrimonio boschivo mondiale: incendi di enorme portata hanno devastato il mondo, aiutati dalle alte e spesso anomale temperature estive, frutto anche del riscaldamento globale, oltre che, non di rado, dalla colpevole mano dell’uomo.

L’Italia detiene il primato europeo in materia di incendi, infatti dall’inizio dell’anno sono bruciati circa 158000 ettari di boschi e foreste, di cui più di 78000 in Sicilia, un’estensione di terre arse pari a circa il 3% del territorio dell’isola, e il 20% del territorio nazionale è a rischio di desertificazione.

In questi fenomeni mondiali il caldo estivo e le talvolta cattive intenzioni umane hanno sempre giocato un ruolo fondamentale, ma la variabile impazzita è proprio quella del riscaldamento globale, i cui effetti sull’accentuarsi del problema sono evidenti e indiscutibili.

In Grecia vi sono stati roghi di una proporzione mai vista all’inizio del mese di agosto; in quel periodo solitamente gli ellenici vedono abitualmente bruciare 11728 ettari di foreste, ma in questo drammatico anno la proporzione è undici volte maggiore con 124354 ettari al 19 agosto.

A 4000 km a nord della Grecia, anche le zone artiche pagano un tributo pesante ai cambiamenti climatici: in Finlandia, nella zona della cittadina di Kalajoki, sono tornati grandi incendi che non si vedevano dal lontano 1971.

Più di 300 ettari sono bruciati in questa regione nella fine del mese di luglio, e così la Finlandia nel 2021 registra una estensione delle foreste bruciate superiore 12,5 volte  a quella compresa nel periodo 2008 – 2020.

Sul versante francese c’è da dire che i transalpini non sono stati di certo risparmiati; con i roghi della fine dello scorso inverno, il territorio colpito era già molto superiore a quello degli anni precedenti.

Per quanto riguarda il mese di agosto, il bilancio è di quattro volte superiore a quanto accaduto in media negli scorsi anni nello stesso periodo.

Nel Sud dell’Europa, la Spagna è stata colpita in modo severo con 64269 ettari di foreste andati in fumo, contro i precedenti 40008; l’Algeria, seppur con numeri di ettari minori, ha lo stesso rapporto negativo della Spagna.

In ogni continente incendi di proporzioni inedite hanno distrutto in qualche settimana molti milioni di ettari di foreste, e il riscaldamento climatico aumenterà, nei prossimi anni, il rischio di vedere questi fenomeni aumentare esponenzialmente.

Le foreste stanno bruciando sulle terre mediterranee come su quelle bagnate dall’Atlantico, dalla Scandinavia ai Balcani, fino alla Siberia e alla parte settentrionale del deserto del Sahara; bruciano in paesi ricchi come in paesi poveri, sotto latitudini e climi differenti, e ecosistemi interi vanno in fumo divorati da incendi mostruosi, di proporzione sconosciuta per quanto riguarda la storia recente dell’umanità.

Ma questa non è una sorpresa, si sa da molti anni che il riscaldamento globale avrebbe aumentato la frequenza e la dimensione degli incendi: questo è particolarmente chiaro negli Stati Uniti, dove sono state prodotte statistiche attendibili che mostrano come i grandi roghi sono sensibilmente aumentati a partire dagli anni 80, a causa di un processo di essiccazione delle foreste favorito dall’innalzamento delle temperature.

Il caso emblematico è quello della California, dove i rilevamenti statistici sono eloquenti: focalizzandoci sui dieci maggiori incendi avvenuti dal 1932 a oggi, Cal Fire, l’agenzia californiana di lotta contro gli incendi evidenzia come siano tutti posteriori rispetto all’anno 2000, e ben sei si sono verificati a partire dall’agosto 2020.

L’età dell’uomo sta diventando l’età del fuoco, il cosiddetto Pirocene, secondo la pregnante definizione coniata del più noto studioso del fuoco, Stephen Pyne dell’Arizona State University.

Il Pirocene, termine informale che serve a spiegare una parte della catastrofe ambientale che il nostro pianeta sta subendo, è in rapporto stretto con l’Antropocene, termine coniato all’alba del nuovo millennio e che evidenzia la centralità dell’azione umana rispetto alle sorti dell’ambiente terrestre.

L’età dell’uomo sta diventando l’età del fuoco, il cosiddetto Pirocene, secondo la pregnante definizione coniata del più noto studioso del fuoco, Stephen Pyne dell’Arizona State University.