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FOCUS
Il sistema Italia alla sfida del digitale. La quarta rivoluzione industriale
 

Il cambio di rotta cui è chiamato il Paese è dirompente ma necessario per competere a livello globale

 
 
 

Il quinto report annuale dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, condotto su un campione di 150 grandi aziende e 42 PMI, dimostra che il ...

 
 

 

mercoledì 5 maggio 2021

 

 

Il quinto report annuale dell’Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano, condotto su un campione di 150 grandi aziende e 42 PMI, dimostra che il 34% delle imprese italiane presenta oggi un alto livello di digitalizzazione. La stessa ricerca evidenzia che un ulteriore 11% ha avviato una qualche forma di digital transformation nel nostro Paese. Gli esperti spiegano che, alle attuali condizioni di mercato, siamo solo all’inizio e la battuta di arresto del 2020 a causa dell’emergenza COVID non limiterà il trend nel prossimo futuro.

Parliamo dello Smart Manufacturing e di un contesto, quello dell’industria manifatturiera italiana, alle prese con lo “tsunami” della robotica, del machine learning e dell’intelligenza artificiale. Le rivoluzioni in atto delineano realtà aziendali, ma anche sociali e culturali, molto differenti rispetto al passato ma necessarie per competere nella nuova economia globale.

Il nostro Paese non è partito da una posizione incoraggiante. Secondo l’ISTAT solo il 4,7% delle aziende italiane, multinazionali di grandi dimensioni, si è distinta per una spiccata propensione alla digitalizzazione fino a qualche anno fa. Fra le PMI infatti, che più caratterizzano il nostro tessuto produttivo, le percentuali si fermano al 24% del totale. I dati dell’indice Desi (Digital Economy and Society Index) 2020, elaborato dalla UE collocano, a riprova, il nostro Paese al 25° posto in Europa.

L’emergenza sanitaria di quest’ultimo anno ha rappresentato un grande freno anche per l’economia nazionale ma ha imposto al Paese un significativo cambio di passo verso la transizione green, in un percorso a tappe forzate che probabilmente non sarebbe stato possibile senza la crisi economica, a partire dallo smart working ma non solo, in direzione della digitalizzazione di attività e processi.

La penetrazione delle tecnologie digitali nelle aziende inoltre, le dinamiche più tipiche della ripresa economica, e di certo le ingenti risorse del Recovery Fund, mirano oggi a trasformare il sistema industriale italiano in modo irreversibile e diverso rispetto al recente passato. Italia 4.0: siamo pronti? di Deloitte, evidenzia infatti che, anche per l’Italia è arrivato il momento di incrementare efficienza, flessibilità e sostenibilità (oltre alla qualità) dei nostri modelli d’impresa in ottica quarta rivoluzione industriale.

La stessa analisi spiega anche come l’impatto della transizione digitale abbia investito i settori più importanti dell’economia italiana, come quello agricolo, energetico ma anche quello della mobilità e della sanità, sulla scia di quanto successo in Europa e a livello globale.

Parliamo di un cambio di rotta dirompente che fa ricordare lo “shock imprenditoriale” portato dalla scoperta del petrolio, della chimica e dell’energia, nella seconda rivoluzione industriale. I progressi nel campo della robotica, dell’intelligenza artificiale e dell’Internet of Things hanno alimentato una trasformazione radicale delle imprese, delle loro strutture aziendali e delle attività operative, che sono oggi chiamate a confrontarsi con un sistema economico in continuo divenire e molto flessibile.

Nello specifico abbiamo visto concretizzarsi questi fenomeni:

  • la scomparsa graduale delle strategie e dei business model più familiari;
  • la contrazione della produzione industriale tradizionale;
  • l’interconnessione dei sistemi digitali e fisici;
  • l’incremento di fabbriche intelligenti, digitali, connesse ed auto – ottimizzate;
  • la più spiccata propensione verso la smart economy.  

In un contesto come quello appena descritto inoltre, e nonostante le basi di partenza non particolarmente significative, la posizione del nostro Paese a confronto con le grandi economie europee, per numero di imprese ad alta tecnologia, è di tutto rispetto. Considerate soprattutto le caratteristiche del nostro mercato interno, basato sulle piccole medie imprese, da sempre meno ricettive all’innovazione tecnologica e alla cultura digitale, e al gap tecnologico che ancora oggi contraddistingue alcune aree del Paese.

I più recenti dati sullo stato di adozione e applicazione delle tecnologie 4.0 collocano infatti, con quasi 6.000 imprese manifatturiere high-tech, l’Italia al quarto posto in Europa. Se si amplia poi la prospettiva ai settori ad alta tecnologia (la manifattura in primis, ma anche i servizi), il nostro Paese riesce a mantenere comunque i primi posti, con oltre 105.000 imprese.

Questo dato deve infondere fiducia e ambizione alle imprese, poiché conferma le potenzialità del nostro sistema industriale alla luce anche degli ingenti fondi del Recovery Fund e delle non più prorogabili riforme istituzionali promesse anche dal Premier Mario Draghi che, in una logica di sistema, possono dare una decisiva spinta alla transizione del sistema imprenditoriale italiano.

Questo trend è chiamato a generare, gradualmente e in un’ottica di breve periodo, una significativa impronta anche nel percorso verso la green economy e quella transizione ecologica della nostra economia tanto cara all’Esecutivo. Un obiettivo da conseguire attraverso l’incremento di efficienza dei sistemi produttivi, la razionalizzazione del consumo di energia e delle risorse mediante l’utilizzo di componenti intelligenti per migliorare la gestione delle catena di fornitura, la qualità della produzione e la diminuzione dei tempi di commercializzazione.

I progressi nel campo della robotica, dell’intelligenza artificiale e dell’Internet of Things hanno alimentato una trasformazione radicale delle imprese