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AMBIENTE E ENERGIA
Climate Finance, la lunga corsa dei green bond
 

La nuova propensione alla finanza sostenibile. L’Europa riparte da qui!

 
 
 

Lo stock outstanding, i titoli verdi in circolazione, secondo la Climate Bonds Standard al 31 gennaio 2020, ammontano a 566 miliardi di euro. 170 di ...

 
 

 

lunedì 25 gennaio 2021

 

 

Lo stock outstanding, i titoli verdi in circolazione, secondo la Climate Bonds Standard al 31 gennaio 2020, ammontano a 566 miliardi di euro. 170 di questi sono stati emessi solo nel corso del 2019, con un incremento del 50% rispetto al 2018, anno in cui non si è andati oltre i 113. Il debutto dei green bond sulla scena internazionale risale al 2008 ma la loro corsa non si è più fermata. Le preoccupazioni legate alle emissioni climalteranti in atmosfera negli ultimi anni e quelle relative alla crisi sanitaria più di recente, hanno fatto il resto.

Il trend di sviluppo a livello globale replica le dinamiche del nostro paese. Il primo “storico” bond emesso da Hera nel 2014 è stato seguito da emissioni di titoli da parte di Enel, CDP, IntesaSanpaolo e Ferrovie dello Stato, in una corsa al rilancio tutt’ora in atto. L’Italia infatti, già nel 2019, aveva emesso 4,25 miliardi in titoli verdi, contro i 2 del 2018 con un incremento del 120%. I dati hanno portato il nostro mercato a rappresentare, secondo Il Sole 24 Ore, il 3,6% delle emissioni complessive di titoli in Europa.

Il seminario “Investimenti e mercato dei capitali di fronte alla sfida della sostenibilità” di ABI ha confermato infatti che gli Istituti di Credito italiani, come anche quelli europei e mondiali, sono sempre più orientati a promuovere, sul mercato, iniziative economiche sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale e di governance.

Gli investimenti green possono essere infatti attrattivi per i traders privati, nazionali ed esteri, beneficiari delle agevolazioni fiscali assicurate dalla Climate Finance. E anche per le imprese in grado di conseguire un vantaggio competitivo sul lungo periodo. Il finanziamento di progetti sostenibili garantisce un effetto moltiplicativo legato al plus-valore che la creazione di infrastrutture eco-compatibili o eco-incentivanti ad ampio spettro può avere sugli investimenti.

Il valore dei green bond a livello globale è passato, in 10 anni, da 1 miliardo di dollari a oltre 200 nel 2019. Il dato evidenzia non solo che il “mercato azionario della sostenibilità” è in pieno sviluppo ma anche che sia destinato a crescere ulteriormente. Le società, le multinazionali e i più importanti stati nazionali cercano di raccogliere fondi per realizzare progetti ecocompatibili e contribuire così all’obiettivo del Green Deal europeo: “0” emissioni al 2050.

La Commissione Europea ipotizza che il Green Investment Gap, ovvero l’entità degli investimenti necessari a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030, dovrebbe essere pari a 260 miliardi di euro l’anno. L’ipotesi più sfidante di azzeramento delle emissioni al 2050 invece prevede un aggravio di 175-290 miliardi l’anno. La cifra complessiva a valere sul lungo periodo si aggira quindi intorno ai 2600 miliardi rispetto al quale la quota stanziata attualmente dal Pacchetto per la ripresa rappresenta appena il 25% sul totale.

La Commissione aveva annunciato, per conseguire gli obiettivi previsti, un piano di investimenti da 1000 miliardi di euro nei prossimi 10 anni così suddivisi:

  • 503 a carico del Bilancio Europeo;
  • 279 a valere su prestiti della Banca Europea per gli Investimenti e di altre banche ai privati.

Le restanti risorse devono arrivare dai Governi Nazionali, dai proventi del Sistema Europeo di Scambio delle Emissioni e da Just Transition, il meccanismo dell’UE dedicato alla transizione verso un’economia a impatto climatico nullo. Ursula Von Der Leyen ha dichiarato inoltre che il 30% dei 750 miliardi del Next Generation EU sarà raccolto tramite l’emissione di green bond. 

È la chiara dimostrazione di come l’Esecutivo comunitario voglia cavalcare la transizione ambientale e la rivoluzione fiscale.