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SOCIETÀ
Acqua, siamo proprio sicuri di utilizzarla al meglio?
 

Lo stato attuale della risorsa idrica nel nostro Paese

 
 
 

“Acque in rete – Criticità e opportunità per migliorarne la gestione in Italia” è il dossier che fotografa lo stato attuale della risorsa  idrica nel ...

 
 

 

mercoledì 31 marzo 2021

 

 

“Acque in rete – Criticità e opportunità per migliorarne la gestione in Italia” è il dossier che fotografa lo stato attuale della risorsa  idrica nel nostro Paese pubblicato da Legambiente in occasione dell’ultima Giornata mondiale dell’acqua.

Un Paese nel complesso a stress idrico medio-alto secondo l’Oms, l’Italia è infatti prima in Europa per prelievi di acqua a uso potabile (oltre 9 miliardi di metri cubi all’anno, 25 milioni di metri cubi pari a 419 litri per abitante al giorno) e utilizza il 30-35% delle sue risorse idriche rinnovabili, con un incremento del 6% ogni 10 anni. Ognuno di noi ha dunque a disposizione oltre 400 litri di acqua potabile al giorno (considerando tutti gli usi che ne vengono fatti) con un prelievo per l’85% a carico delle acque sotterranee e per il 15% a carico di quelle superficiali.

Da qui, l’importanza di un monitoraggio qualitativo delle acque. Lo stato chimico è non buono per il 7% dei fiumi e il 10% dei laghi mentre solo il 43% dei corpi idrici fluviali monitorati presenta un buono stato ecologico, mentre il 41% è al di sotto degli obiettivi di qualità e dei laghi solo il 20% è “in regola” con la normativa europea. Ma quello che preoccupa è il numero considerevole dei “non classificato”, è infatti sconosciuto lo stato chimico del 17% e lo stato quantitativo del 25% delle acque sotterranee, così come è sconosciuto lo stato chimico del 18% dei fiumi e del 42% dei laghi italiani.

Altro dato importante, riguarda la dispersione idrica della rete con un gap tra acqua immessa nelle reti di distribuzione e quella effettivamente erogata che va da una media del 26% nei capoluoghi del nord, a quella del 34% in quelli del centro Italia, fino alla media dei 46% nei capoluoghi del Mezzogiorno. Ma ci sono capoluoghi, come Frosinone, che arrivano fino al 78% di perdite nella rete di distribuzione.

Numeri che mettono ancora una volta al centro dell’attenzione il tema della tutela e della corretta gestione della risorsa idrica ma anche l’importanza della comunicazione al cittadino. Secondo i dati Istat, infatti, 7,4 milioni di famiglie italiane (il 29%) non si fida a bere l’acqua di rubinetto. Con 8 miliardi di bottiglie da 1,5 litri di acqua minerale, e un consumo pro-capite di oltre 220 litri all’anno, l’Italia è tra i primi paesi al mondo per consumo di acqua imbottigliata, un primato che ci costa, secondo i dati Istat, in media 12,50 euro al mese (dato 2018). Secondo la Commissione Europea un minore consumo di acqua in bottiglia potrebbe far risparmiare alle famiglie oltre 600 milioni di euro l’anno, riducendo drasticamente anche i rifiuti in plastica, compresi quelli dispersi nell’ambiente e nei mari.

Ancora lunga la strada da percorrere anche per quanto riguarda la non conformità del servizio depurativo alla Direttiva 91/271/Cee sul trattamento delle acque reflue, motivo per cui ad oggi sono quattro le procedure di infrazione a carico dell’Italia (due delle quali già sfociate in condanna), costate al nostro Paese oltre 77 milioni di euro.

Come ha evidenziato l’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile ( ASviS), siamo ancora lontani dall’obiettivo di “garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie” ( Obiettivo 6). Ma l’impegno è crescente e in linea con la direttiva europea 2020/2184  sulle acque destinate al consumo umano, che gli Stati membri dovranno recepire entro il 2023. L’obiettivo della direttiva è assicurare la qualità dell’acqua per uso potabile e promuovere un Sistema di monitoraggio su tutta la catena di approvigionamento, dal prelievo al trattamento fino alla distribuzione.

L’Europa è attiva per affrontare una delle sfide centrali di questo secolo: la gestione sostenibile, efficiente ed equa di limitate risorse idriche. D’altronde il riconoscimento del diritto universale all’acqua dovrà essere elemento centrale per lo sviluppo umano e strumento di lotta alla povertà. Si consideri che per l’anno 2025, si stima che circa 1,8 miliardi di persone vivranno in Paesi o regioni con assoluta mancanza d’acqua, e che oltre due terzi dell’intera popolazione mondiale potrebbero dover fronteggiare una situazione di scarsità.

Veduta Fornovolasco, Italia

L’Europa è attiva per affrontare una delle sfide centrali di questo secolo: la gestione sostenibile, efficiente ed equa di limitate risorse idriche