< back

INTERVISTA
Vittorio Cossarini, presidente AssoESCo
 

L'efficienza energetica risposta al caro energia

 
 
 

Il ruolo di AssoESCo nel panorama energetico italiano AssoESCo raccoglie circa ottanta operatori di tutte le dimensioni, inclusi tutti i maggiori operatori del mondo energy ...

 
 

 

venerdì 13 maggio 2022

 

 

Il ruolo di AssoESCo nel panorama energetico italiano

AssoESCo raccoglie circa ottanta operatori di tutte le dimensioni, inclusi tutti i maggiori operatori del mondo energy associati all’efficienza energetica, per un fatturato di circa 2,5 miliardi di euro, quindi i due terzi di un mercato stimato (dati ESG-POLIMI) in circa 3,6 miliardi di euro. È inoltre associata a EFIEES – European Federation of Intelligent Energy Efficiency Services e fa parte degli Stati Generali della Green Economy.

AssoESCo è prevalentemente rappresentativa del settore dell’efficienza energetica applicata all’industria, ma sta incrementando la sua rappresentatività anche in riferimento al settore civile e della Pubblica Amministrazione, perseguendo un approccio sempre più integrato e di ampio respiro all’efficienza energetica.

La storia dell’Associazione è strettamente connessa allo svilupparsi della sensibilità del mondo delle imprese e della società civile al tema della transizione energetica, intesa non solo come un processo imposto dagli obiettivi di decarbonizzazione europei e dagli accordi internazionali, ma anche come un cambiamento di paradigma organico allo sviluppo delle attività produttive, in grado di portare vantaggi concreti alla competitività del sistema imprenditoriale nazionale.

Nel 2005 AssoESCo è nata su iniziativa di un gruppo di imprenditori che si sono definiti Energy Service Companies, ovvero società che generano ricavi proporzionali all’efficienza energetica che riescono a generare presso i propri clienti, prevalentemente industriali. Un modello di business, quindi, che si fonda contemporaneamente su assunzione di responsabilità e coincidenza di interessi con i clienti. Oggi associamo i maggiori gruppi dell’energy, che investono in modo rilevante e fanno da traino nello sviluppo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, consapevoli, appunto, del carattere irreversibile della transizione energetica, ma anche delle opportunità che essa porta per lo sviluppo del business.

Lo stato e le prospettive dell’efficienza energetica nel nostro Paese

L’efficienza energetica è destinata a diventare sempre più importante non solo per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal Europeo, ma anche per la necessità del Paese di aumentare la propria indipendenza energetica. Ridurre i consumi energetici è e sarà in futuro uno dei pilastri dello sviluppo nazionale ed europeo.

L’industria italiana, nonostante abbia sempre cercato di ottimizzare i consumi, ha ancora un elevato potenziale di efficienza. Purtroppo però, per una serie di concause di cui la principale è il funzionamento asfittico dei TEE, dal 2018 gli investimenti in efficienza nell’industria sono in calo.

A tal proposito, noi chiediamo di ripristinare e dare stabilità al funzionamento del Sistema dei Certificati Bianchi e di incrementare gli obiettivi di efficienza del PNIEC da 1 MTEP/anno al 2020, ad almeno 2 o 3 MTEP/anno. Altrimenti sarà impossibile raggiungere i nuovi obiettivi europei, la nostra industria non incrementerà la sua competitività e sarà vulnerabile agli shock dei mercati energetici (con gli effetti che stiamo osservando in questi mesi) e non ridurremo la nostra dipendenza dai fornitori di materie prime.

Gli incentivi, principalmente gli esistenti TEE, non sono e non devono essere un regalo alle imprese, ma una leva di politica economica per indirizzare le imprese verso investimenti di interesse generale rendendoli convenienti. E alle ESCo di facilitarli, gestirli e finanziarli. In particolare in Italia, dove le PMI hanno un cash-flow insufficiente a finanziare investimenti non afferenti al core business.

Desidero in particolare fare notare che un kWh risparmiato con il supporto dei TEE costa allo Stato un terzo dello stesso kWh risparmiato con altri sistemi incentivanti (750 €/Tep contro i 2.500 €/Tep delle defiscalizzazioni – Dati Elemens). Non solo, ma si tratta di un kWh certo, misurato, e sostenuto nel tempo dall’ESCo che ne è corresponsabile con il cliente finale per tutta la durata dell’investimento.

Soluzioni per superare il caro energia che pesa su famiglie e imprese

Come dicevo, l’efficienza è una delle strade. Per le famiglie, uno strumento indubbiamente efficace è la rapida partenza dei sistemi in autoconsumo e le CER – Comunità energetiche rinnovabili. La produzione di energia rinnovabile in loco è una soluzione che, associata al rinnovamento degli edifici (impiantistica e tecnologia, non solo cappotto), può dare un contributo notevole a ridurre l’aggravio delle spese energetiche. Ma c’è anche un altro effetto dell’efficienza: che se si riducono i consumi, aumenta il peso specifico delle energie rinnovabili e quindi il loro impatto, positivo, sul PUN (Prezzo Unico Nazionale dell’energia elettrica).

Il conflitto tra Russia e Ucraina e la crisi energetica che ne consegue: l’Europa acceleri la transizione energetica

Il conflitto tra Russia e Ucraina ha messo al centro del dibattito politico nazionale il tema dell’energia, consentendo a molti stakeholder del settore di potere affermare con ancora più forza le diverse criticità del sistema italiano. Queste criticità, che caratterizzano il Paese da molto tempo, lo hanno reso particolarmente vulnerabile nella situazione di grave incertezza in cui si trova oggi il mondo e in particolare l’Europa: si tratta, tra le altre, dell’elevata dipendenza dal gas naturale e, in particolare, da un singolo Paese fornitore.

Che la risposta per preservare, e anzi accrescere, la competitività e la solidità del sistema industriale nazionale sia proprio la transizione energetica lo ha detto a chiare lettere la Commissione Europea con la comunicazione REPowerEU dello scorso 8 marzo. Le soluzioni, per la Commissione, risiedono da una parte nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico – ossia aumentare gli acquisti di gas da Paesi non coinvolti dal conflitto, ma anche incrementare la produzione locale di energia anche tramite lo sviluppo delle rinnovabili – e dall’altra nell’accelerare sull’efficienza energetica tanto nel settore residenziale quanto in quello industriale.

Come Associazione rappresentante di una parte rilevante del settore nazionale dell’efficienza energetica, ma anche come interlocutore responsabile delle Istituzioni, riteniamo che il contributo delle ESCo al raggiungimento di questi obiettivi strategici sia oggi ancor più di prima centrale. Un sistema industriale che consuma meno energia è meno vulnerabile alle turbolenze del mercato e della politica internazionale. Basti pensare allo sforzo legislativo, finanziario e politico sostenuto dall’Italia per diminuire l’impatto del caro energia e del conflitto in Europa Orientale sulla propria economia: se consumassimo meno energia, questi fenomeni avrebbero avuto ripercussioni molto meno rilevanti sul Sistema-Paese e una parte significativa delle risorse oggi giustamente impiegate per sostenere cittadini e imprese in difficoltà avrebbe potuto essere impiegata diversamente.

Il recente rapporto IPCC sul clima evidenzia un rallentamento della crescita delle emissioni inquinanti a livello mondiale. Segnale incoraggiante per la lotta ai cambiamenti climatici?

Se questa tendenza dovesse essere confermata, si tratterebbe senz’altro di un effetto positivo dell’Agenda Green, che è attiva non solo in Europa ma in tutto il mondo. La transizione energetica probabilmente accelererà più a ridosso delle scadenze: nell’Unione Europea, ad esempio, i Paesi membri hanno come termine per dimezzare le proprie emissioni di CO2 il 2030, quindi questa decade sarà determinante per raggiungere i nostri target.

Un fenomeno da evitare, ma cui abbiamo assistito a più riprese negli ultimi anni, è lo “Stop-and-Go” degli sforzi dei Paesi interessati dalla transizione. A tal proposito non bisogna perdere di vista il reale obiettivo di questo percorso di sostenibilità, ovvero disaccoppiare la crescita dal consumo di risorse, in particolare (ma non solo) energetiche. Questo aspetto è centrale, poiché abbiamo assistito recentemente – mi riferisco alla pandemia da COVID-19 – a un periodo di diminuzione delle emissioni coincidente con il blocco di molte attività produttive, seguito da una ripresa delle emissioni del tutto analoga ai livelli pre-pandemia. Bisogna quindi essere nelle condizioni di distinguere i cali delle emissioni situazionali e legati a periodi di recessione economica, dai cali delle emissioni dovuti alla trasformazione strutturale delle economie in senso sostenibile: solo questi secondi sono realmente indicativi dell’efficacia delle misure volte a favorire la transizione energetica.

Bisogna essere nelle condizioni di distinguere i cali delle emissioni situazionali e legati a periodi di recessione economica, dai cali delle emissioni dovuti alla trasformazione strutturale delle economie in senso sostenibile