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INTERVISTA
Marco Girardo, Capo Redattore Economia, Avvenire
 

L'energia e la sostenibilità ambientale devono essere le fondamenta di un futuro di pace

 
 
 

Capitalismo e globalizzazione hanno aumentato, dati alla mano, disuguaglianze e povertà. La sostenibilità ambientale e la green economy potrebbero modificare questo scenario? In una prima ...

 
 

 

venerdì 24 marzo 2023

 

 

Capitalismo e globalizzazione hanno aumentato, dati alla mano, disuguaglianze e povertà. La sostenibilità ambientale e la green economy potrebbero modificare questo scenario?

In una prima fase, l’apertura dei mercati, l’ultimo ciclo della globalizzazione per come l’abbiamo conoscita a partire dalla fine degli anni ottanta, ha contribuito a ridurre le disuguaglianze tra i Paesi e dentro i Paesi, portando fuori dalla povertà milioni di persone soprattutto in Cina, India e in alcuni Paesi africani. Negli ultimi anni, in particolare dopo la grande crisi iniziata negli Stati Uniti nel 2008 – 2009, questa fuga dalla povertà, come l’ha definita il grande economista Angus Deaton, si è interrotta. C’è stata cioè un’inversione di tendenza e le disuguaglianze hanno ripreso a crescere, anche nei Paesi avanzati. La pandemia, poi, le ha esacerbate, introducendo la nuova disuguaglianza sanitaria, quella dell’accesso ai vaccini. Infine oggi, le ripercussioni su vasta scala del conflitto in Ucraina, con l’invasione della Russia e il conseguente choc energetico, hanno ulteriormente complicato la situazione. Sicuramente la necessità di investire nella transizione ecologica, processo che va ben governato, può rappresentare un nuovo driver di sviluppo più attento alle ricadute ambientali e sociali.

Come dovrà cambiare l’economia per essere davvero trasversale, inclusiva e sostenibile?

Bisogna prendere atto che la teoria del “trickle – down effect”, ovvero dell’effetto “sgocciolamento”, ha fallito. Il capitalismo del ventesimo secolo, la teoria dominante, riteneva che dando benefici ai più ricchi automaticamente ne avrebbero tratto vantaggio anche i più poveri. Invece è avvenuto l’esatto opposto: negli ultimi 40 anni, anche durante le varie crisi che si sono succedute, abbiamo assistito a un aumento del reddito globale e, contemporaneamente, a una crescita endemica delle diseguaglianze sociali. In secondo luogo non è più possibile perseguire la massimizzazione del profitto quando questa entra in contrasto con l’ambiente che ci circonda: abbiamo spesso confuso il concetto di crescita con quello di sviluppo, e questa è stata una delle concause del degrado ambientale con cui oggi siamo costretti a fare i conti. In tal senso il concetto di ecologia integrale proposto da Papa Francesco propone di non disgiungere l’economia dal suo impatto ambientale e sociale.

Quale potrebbe essere il ruolo dell’economia civile e delle fonti energetiche rinnovabili, a livello globale, in questo percorso di transizione oramai necessaria?

Tra gli obiettivi prioritari dell’economia civile c’è la ricerca del bene comune. Come insegna uno dei padri dell’economia civile, Stefano Zamagni, mentre il bene totale cui mira il paradigma capitalista può essere metaforicamente reso con l’immagine di una sommatoria, i cui addendi rappresentano i beni individuali (o dei gruppi sociali di cui è formata la società), il bene comune è piuttosto assimilabile a una moltiplicazione, i cui fattori rappresentano i beni dei singoli individui (o gruppi). Nel caso della sommatoria, se anche alcuni degli addendi si annullano, la somma totale resta comunque positiva. In un prodotto, invece, anche l’annullamento di un solo fattore azzera l’intero prodotto. Un miliardo di euro moltiplicato per zero dà zero, mentre un miliardo di euro sommato a zero dà sempre un miliardo di euro. La logica del bene comune, insomma, non ammette la sostituibilità o il sacrificio del bene di qualcuno per migliorare il bene di qualcun altro. Il concetto cruciale è che tutti devono partecipare allo sviluppo, in proporzioni diverse, ovviamente, ma senza esclusioni. La crescita quindi o è inclusiva o è destinata ad avvantaggiare pochi e lasciare indietro tutti gli altri.

Energia pulita e pace nel mondo. Un binomio che non è realizzabile?

L’energia pulità è uno dei presupposti della pace nel mondo. Perché molte guerre si sono combattute, si combattono e si combatteranno a colpi di fonti fossili. La cosiddetta “maledizione delle materie prime” indica inoltre come Paesi e regioni con un’abbondanza di risorse naturali, in particolare di risorse non rinnovabili come minerali e combustibili, tendano ad avere minore crescita economica e peggiore sviluppo rispetto ai Paesi con meno risorse naturali.

Papa Francesco, da sempre, promuove uno sviluppo sociale ed economico, necessario per la crescita e stabilità di ogni popolo, che rispetti anche l’ambiente che ci ospita. La sua voce è, forse in primis, arrivata ai giovani che rappresentano la speranza per il nostro futuro. Ma forse non ancora alle istituzioni e a chi detiene il potere nel mondo. Troppo “sordi” per capire?

Arriverà, prima o poi. Il movimento “The Economy of Francesco”, voluto dal Papa per radunare le idee e le esperienze dei giovani economisti, imprenditori sociali e change – maker di tutto il mondo continua a crescere, cammina, sta coinvolgendo tanti studenti, docenti e politici per riscrivere una finanza davvero etica e un capitalismo basato sulla dignità umana, sulla cura e sulle relazioni. La narrazione economica mainstream, attraverso i diversi media, si concentra quasi esclusivamente su quelli che potremmo definire i grandi interessi, dai quali è spesso controllata o quanto meno sollecitata, e copre i luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. Provando a seguire l’evoluzione di “The Economy of Francesco“ si è aperta, invece, l’opportunità di presentare l’economia, anche in un contesto informativo, in modo più ricco e articolato di come si fa normalmente. Raggiungendo quelle che il Papa chiama periferie, dell’Italia e del mondo, e che sono in realtà i luoghi in cui le persone compiono ogni giorno scelte, siano pure piccole scelte, che possono però cambiare le cose. Possono cioè modificare nel lungo periodo gli assetti economici, per riprendere la teoria ell’economia narrativa di Robert J. Schiller, anche se i protagonisti di quella quotidianità nascosta non partecipano a un grande summit e non sono abitualmente sotto i riflettori dell’informazione, ma seguono i due assi cartesiani del percorso indicato da Francesco in tutto il suo magistero: l’unità tra ecologia ed economia e l’attenzione agli emarginati.