Giovanni Maria Flick, Presidente Emerito della Corte Costituzionale
 

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INTERVISTA
Giovanni Maria Flick, Presidente Emerito della Corte Costituzionale
 

Saggezza, prudenza e umiltà essenza stessa della giustizia

 
 
 

Nell’attuale contesto emergenziale imporre la vaccinazione a tutta la cittadinanza sarebbe compatibile con la nostra Costituzione? Sarebbe compatibile con la Costituzione, vaccinarsi è un atto ...

 
 

 

venerdì 7 maggio 2021

 

 

Nell’attuale contesto emergenziale imporre la vaccinazione a tutta la cittadinanza sarebbe compatibile con la nostra Costituzione?

Sarebbe compatibile con la Costituzione, vaccinarsi è un atto di doverosa solidarietà del singolo verso la società, quindi lo Stato dovrebbe, a sua volta, essere solidale con chi subisce eventuali danni nel fare il proprio dovere indennizzandolo. L’obbligo deve essere previsto per legge; non può essere in contrasto con le condizioni di salute della persona; deve risolversi nell’equilibrio tra il principio personalistico e quello solidaristico, che sono fondamenti della nostra Costituzione.

Potere statuale e libero arbitrio, una questione sempre aperta…

Come già accennato, bisogna prendere come riferimento il principio di solidarietà, pilastro del rapporto tra il singolo e la collettività e unica strada per tirarci fuori da una situazione difficile come quella attuale, che – a giudizio della scienza – vede nel vaccino l’unica efficace possibilità di contrasto alla pandemia.

Cosa si intende riferendosi all’ipotesi di scudo penale per chi, tra il personale sanitario, vaccina? E’ giusto?

C’è una tendenza agli scudi, ma la legge deve essere uguale per tutti. Certo, ci può essere un metro diverso di valutazione in concreto, dato dalle circostanze. Deve esserci una cultura della ragionevolezza, ma non si tratta di uno scudo. Ci vogliono saggezza, prudenza e umiltà nell’interpretazione, oltre che una maggior chiarezza delle leggi.

Legge, figura del giudice, processo e questione della pena: la pandemia ha reso ancora più fragile la giustizia?

Le difficoltà della giustizia erano pregresse, rispetto alla pandemia, ma certamente la situazione si è aggravata. In generale, vorrei porre l’accento sulla questione della ragionevole durata del processo e della ragionevole prevedibilità dell’esito, fondamenti del sistema, che dovrebbero infondere certezze nei cittadini: capita invece di imbattersi in processi di durata biblica e in giudici che non tengono conto dei precedenti, che cambiano orientamento, in poche parole che creano situazioni difficili. Inoltre v’è la contraddizione, sconcertante, tra il vietare il più possibile il contatto tra chi è libero (sostituendolo con la connessione digitale e limitando i movimenti) e l’imporre a chi è detenuto in un carcere sovraffollato una convivenza coatta che agevola il contagio.

L’Articolo 9 della Costituzione e la tutela dell’ambiente, bene comune necessario quanto fragile…

Rappresenta il collegamento tra il passato, la memoria, con la tutela del patrimonio artistico e culturale, e il futuro, con la tutela delle condizioni dell’ambiente (che un tempo chiamavamo paesaggio), dell’ecosistema e della biodiversità. Su questi tre fattori si costruisce il futuro nostro e, ancor di più, quello dei nostri figli e dei nostri nipoti. Vi è poi il problema (anzi i problemi) del consumo sfrenato e senza limiti delle risorse naturali, e quello della degradazione che ne deriva anche e in particolare per soddisfare la fame di energia con metodi e materiali fortemente inquinanti.

Una sua valutazione sul ripristino del Corpo Forestale dello Stato, sarebbe un provvedimento efficace per la salvaguardia del nostro territorio?

Credo che avere una reductio ad unum favorisca meglio l’organizzazione, l’importante è che il patrimonio di professionalità del Corpo Forestale venga mantenuto e non vada disperso. Certo, la fusione dei Forestali con l’Arma dei Carabinieri pone dei problemi, ad esempio di natura sindacale, sui quali non è possibile entrare in questa sede.

Cosa penserebbe se lo sviluppo sostenibile diventasse un principio fondamentale della nostra Costituzione?

Io penso che sia già un principio fondamentale, poi è anche vero che molti invocano questo più esplicito richiamo. Dobbiamo anzitutto metterci d’accordo su cosa intendiamo per sostenibilità e a chi è rivolta questa categoria: all’uomo, alla natura, o al mercato? Io ho sempre paura di definizioni roboanti, di principi altissimi che rischiano di non avere efficaci ricadute pratiche.

Nel complesso rapporto tra Stato e Regioni, a cosa porterà l’articolato dibattito in corso, anzitutto in materia sanitaria?

La soluzione adottata nel 2000 è notevolmente ambigua e pasticciata; ha esasperato il conflitto tra autonomia e centro come dimostrano numerose esperienze dei conflitti fra Stato e Regioni, sorti a causa della pandemia. Occorre incamminarsi verso una prospettiva diversa. La presunta maggior vicinanza delle Regioni ai bisogni concreti della gente rischia di trasformarsi in disfunzioni e assetto clientelare; mentre l’eccesso di centralismo rischia di non guardare con sufficiente attenzione alle realtà locali e alle loro diversità.

Lei ha dichiarato che “l’unica certezza è l’incertezza del diritto”… quali le ripercussioni di questa… certezza?

Il dogmatismo può cristallizzare posizioni conservatrici, che possono accentuare i conflitti e le tensioni. Credo che abbia ragione la Corte Costituzionale quando ha invocato per superare quelle tensioni una leale collaborazione tra le Istituzioni. Poi è sempre attuale la profonda riflessione di Schopenhauer sui porcospini che avevano freddo di notte, quindi si strinsero pungendosi. A quel punto si riallontanarono per poi riavvicinarsi, trovando infine la giusta distanza per riscaldarsi abbastanza senza pungersi troppo. Non ho trovato la certezza che cercavo nel diritto, ma ho capito che la saggezza e la ragionevolezza sono il filo conduttore che rende il sistema migliore.

Il dogmatismo può cristallizzare posizioni conservatrici, che possono accentuare i conflitti e le tensioni.