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INTERVISTA
Paul Connett – L’economia circolare nel futuro
 

I pionieri del movimento Rifiuti Zero fonte di ispirazione per il cambiamento

 
 
 

Se lei dovesse identificare un singolo elemento che faccia la differenza, quale sarebbe? Gli individui! Siamo noi che possiamo davvero fare la differenza! Mentre aspettiamo ...

 
 

 

venerdì 17 dicembre 2021

 

 

Se lei dovesse identificare un singolo elemento che faccia la differenza, quale sarebbe?

Gli individui! Siamo noi che possiamo davvero fare la differenza! Mentre aspettiamo notizie migliori a livello nazionale, regionale e continentale, dobbiamo anche riconoscere l’ispirazione che i singoli pionieri possono portare al movimento Zero Waste con la loro creatività. Di recente la BBC ha proposto la storia di Joost Bakker, un australo-olandese che incarna un favoloso esempio di quello che un individuo può ottenere sul fronte Rifiuti Zero.

Va bene, lei sottolinea l’importanza del ruolo giocato dagli individui e delle comunità in questo movimento, ma cosa ci dice invece sul ruolo delle grandi multinazionali?

Per quanto riguarda le multinazionali ci sono delle notizie molto buone e delle altre molto brutte.

Cominciamo allora da quelle buone

La prima buona notizia è che ci sono multinazionali che producono beni durevoli, come macchine, televisori, fotocopiatrici, che sono molto avanti dal nostro punto di vista. In Europa per esempio, l’azienda Xerox recupera più del 95 percento dei materiali (macchine intere, parti o materiali) dalle fotocopiatrici in ventuno diversi Paesi. Quando nel 2000 ho visitato il loro impianto in Olanda mi hanno fatto presente che con questa operazione risparmiavano circa settanta milioni di dollari all’anno. Mi hanno anche raccontato che questo programma non è nato per motivi ambientali, ma al fine di risparmiare sui costi di produzione. Adesso non solo hanno constatato che ci sono dei risparmi anche sui costi di smaltimento, ma che per via del contributo alla sostenibilità si sono anche guadagnati un’approvazione generale da parte della collettività.

Molte multinazionali stanno cominciando ad adottare strategie sostenibili non solo per motivi ecologici ma anche per motivi economici. Questo è quello che le multinazionali vogliono sentire: fare la cosa più giusta fa anche risparmiare del denaro! Molte aziende stanno cominciando a produrre plastica riutilizzabile anzichè “usa e getta” e questo perchè vi trovano una convenienza economica e non solo perché l’Unione Europea ha approvato la direttiva SUP (Single Use Plastic) entrata in vigore a luglio scorso. Questa norma infatti proibisce l’utilizzo di plastica monouso per ben dieci prodotti [1] che in molte comunità erano già stati vietati in ossequio ai principi dell’economia circolare secondo la quale la materia deve poter avere una seconda vita e non finire in discarica o nei “termovalorizzatori”.

Gary Liss, un collega che ha dedicato molti anni alla promozione di Rifiuti Zero per le imprese e che dirige una società di consulenza è stato nominato  primo presidente del gruppo U.S. Zero Waste Business Council . Gary è stato così gentile da contribuire al mio libro su Rifiuti Zero con un suo saggio in cui parla del suo lavoro e della sua filosofia. A partire dal 2000 ho trovato sempre molto divertente che alle conferenze Rifiuti Zero negli Stati Uniti, dopo aver chiesto al pubblico “Se non volete Rifiuti Zero, quanti rifiuti volete?”, Gary Liss guida la risposta in uno stentoreo “ZERO!

E le brutte?

Le brutte notizie vengono dalle aziende specializzate nella produzione di beni di breve durata e degli imballaggi, poiché la loro stessa esistenza dipende dal fatto che si continui a perpetuare l’economia lineare. L’industria di cibo e bevande gioca una parte molto importante nel passaggio verso le confezioni riutilizzabili. Intanto in diverse parti del mondo c’è stata una mobilitazione di comunità e gruppi ambientalisti che si battono per la messa al bando (come in Europa) di sacchetti di plastica, cannucce, bustine monouso, microplastiche, e di altri prodotti che rappresentano vere e proprie offese per l’ambiente.

Secondo lei quali sono i maggiori ostacoli per il movimento Zero Waste?

Credo che le tre grandi minacce siano la lobby degli inceneritori, i cementifici e l’industria della plastica.

Cominciamo con la lobby degli inceneritori

Purtroppo molti politici a parole sostengono Rifiuti Zero, ma in pratica ricadono nell’ottica di “smaltire i rifiuti” piuttosto che in quella di eliminare il concetto stesso di “rifiuti” dal nostro sistema. La lobby degli inceneritori è sempre prontissima a mettere al servizio di questa causa il suo incredibile talento in materia di greenwashing”. Basta aggiungere due paroline a “Rifiuti Zero” e ci ritroviamo di colpo risucchiati nell’economia lineare. Queste paroline sono “in discarica”. Basta pronunciarle e la nostra intera missione è rovinata. E come si fa ad azzerare i rifiuti in discarica? Si bruciano vero? Si, con tutta una serie di “macchine prodigiose” che “aspettano” dietro le quinte.

Di colpo invece di impegnarsi nella missione lunga e complessa di eliminare il cattivo design dei prodotti e degli imballaggi, basta semplicemente darli alle fiamme e il gioco è fatto. Il potere delle pubbliche relazioni di queste lobby è talmente efficace che alcune autorità locali, e persino alcune organizzazioni ambientaliste, si stanno facendo ingannare da questo greenwashing dell’incenerimento. Nessun accenno allo spreco di energia grigia che comportano l’estrazione, la produzione e il trasporto di sempre maggiori quantità di prodotti quando invece si continua a parlare di queste strutture come di “impianti per la trasformazione di rifiuti in energia”. Si porta avanti la falsa dicotomia che contrappone l’inceneritore alla discarica piuttosto che contrapporre entrambi a un programma Rifiuti Zero onnicomprensivo che ridurrebbe drasticamente la produzione dei rifiuti e l’energia richiesta da sempre crescenti nuovi cicli di produzione. Il greenwashing della lobby degli inceneritori arriva a distorcere ulteriormente la realtà fino ad affermare che l’incenerimento riduce il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, quando in realtà è chiaro che ostacolando l’avanzare di Rifiuti Zero non si fa che sprecare la vera opportunità di combattere il riscaldamento globale, ovvero quella rappresentata dal riuso, dal compostaggio e dal riciclo.

I sostenitori dell’incenerimento parlano di nuove tecnologie più pulite e efficienti

Sciocchezze! Innanzitutto, la combustione è totalmente contraria ai principi dell’economia circolare: ciò che si brucia non può tornare in circolo! Mi pare evidente. Ma poi, dal punto di vista della combustione la minaccia più grande per Rifiuti Zero non viene dalle nuove patinate (e peraltro mai dimostrate) tecnologie “efficienti” per bruciare e gassificare, ma si presenta nella forma di vecchi catorci chiamati cementifici. In giro per il mondo ce ne sono molti che bruciano enormi quantità di rifiuti, e spesso chi si accorge delle conseguenze sulla salute per le persone sono proprio le comunità locali. Ho provato ad aiutare diverse comunità in tutto il mondo (per esempio in Spagna, Italia, Messico, Mozambico, Serbia, Slovenia, Grecia; Regno Unito, Canada e Stati Uniti) a difendersi dallo sviluppo di questa realtà insidiosa.

Potrebbe spiegare meglio cosa c’è di “insidioso” in questa realtà?

  1. Gli impianti dei cementifici esistono già, e chi vuole usarli per bruciare rifiuti non si trova a fronteggiare quelle battaglie che invece scaturiscono ogni volta che a una comunità viene proposto un inceneritore.
  2. I gestori dei cementifici sono dei professionisti quando si tratta di produrre cemento, ma quando si trovano di fronte alle complessità di una combustione sicura sono dei veri e propri dilettanti.
  3. Bruciare rifiuti (di qualsiasi tipo) fa risparmiare tantissimo denaro all’industria del cemento. Invece di pagare per del combustibile (carbone, pet-coke, petrolio o gas naturali) le aziende vengono pagate per bruciare i rifiuti. Alcune di queste si sono addirittura vantate del fatto che bruciando rifiuti pericolosi guadagnano di più che producendo cemento!
  4. I limiti per le emissioni sono meno rigorosi rispetto a quelli degli inceneritori.
  5. Come succede anche nel caso degli inceneritori, il monitoraggio delle emissioni è del tutto inadeguato. Per esempio, per l’identificazione di diossine e metalli tossici, piuttosto che un’analisi continua delle emissioni si fanno soltanto dei test a campione; per migliaia di sostanze perfluorurate (“le sostanze chimiche eterne”) non è previsto alcun monitoraggio; nemmeno le emissioni di nano particelle vengono monitorate (né sottoposte ad alcuna regolamentazione), nonostante gli studi abbiano dimostrato che la loro superficie può contenere delle sostanze estremamente tossiche che sfuggono facilmente ai dispositivi di controllo dell’inquinamento dell’aria, e che penetrano attraverso le membrane dei polmoni a tutti i tessuti del corpo umano. A Montreal un recente studio ha mostrato una relazione tra il numero di nano particelle nell’aria urbana e l’aumento di cancro al cervello (Weichenthal et al. 2020).
  6. Spesso questi cementifici sono terribilmente vicini a scuole o a luoghi abitati. Nella foto sotto si può vedere un cementificio in Spagna, sorto vicino a una piccola cittadina nei pressi di Siviglia.
Figura 11. Spagna, un cementificio che brucia rifiuti, nei dintorni di Siviglia, molto vicino a luoghi abitati e a scuole frequentate da bambini.

Poi lei menzionava anche la plastica

L’altro grande nemico di Rifiuti Zero è in effetti l’industria della plastica. Questa ha sempre supportato l’incenerimento perché è un modo per far sparire dalla circolazione le prove di un cattivo design industriale, a maggior ragione data la crescente valanga di prodotti di plastica monouso. Non ci sono esempi migliori per mettere così bene in rilievo la differenza tra intelligenza e saggezza. L’inventore della plastica ha vinto il premio Nobel per aver dato vita a un materiale che può durare per centinaia di anni e poi ci sono società che stoltamente permettono che i prodotti fatti di questi materiali vengano usati solo per pochi minuti! Non c’è niente che simboleggi meglio quanto miope sia il tentativo di far funzionare una società lineare su un pianeta finito.

Principalmente a causa della grande minaccia che questi oggetti usa e getta costituiscono per gli oceani, si sono formate della grandi organizzazioni che ne combattono la produzione e denunciano l’astuzia dell’industria della plastica e delle sue pubbliche relazioni. Tra questi ci sono Beyond Plastics e Break Free from Plastics.

Figura 12. Un giovane albatros nutrito con rifiuti di plastica da genitori che non riescono a trovare pesce nell’Oceano Pacifico (la foto è del capitano Charles Moore che ha scoperto e studiato la massa di rifiuti di plastica creatasi nel Vortice del Nord Pacifico).

Cosa possiamo imparare dalla crisi sanitaria?

Le grandi crisi di solito costringono la gente a unirsi. Se vogliono sconfiggere il nemico comune, anche in quest’ambito, le comunità e i Paesi devono imparare gli uni dagli altri e lavorare insieme. Credo che ci sia bisogno di fare lo stesso per combattere la nostra carenza di sostenibilità. Secondo la mia esperienza la cooperazione sul fronte Rifiuti Zero si sviluppa principalmente a livello locale. Per esempio, l’esperienza italiana di Capannori ha ispirato il sindaco di Hernani, in Spagna, ad adottare lo stesso modello per la separazione alla sorgente e per la raccolta porta a porta. Il sindaco di Hernani a sua volta, durante un viaggio ha condiviso la sua esperienza con diverse città del Cile. Froilan Grate, che ha avviato la gestione di Zero Waste a livello dei Barangay nelle Filippine, ha condiviso il loro modello con Bandung, in Indonesia, e con delle comunità vietnamite.

Questa collaborazione tra comunità è sostenuta ulteriormente dal lavoro di GAIA (Global Alliance for Incineration Alternatives – “Alleanza Globale per le Alternative all’Incenerimento”) che tiene informati i membri in 89 Paesi con notizie sugli esempi ben riusciti di Rifiuti Zero in tutto il mondo (www.no-burn.org). GAIA ha un’attenzione particolare per la vita e il sostentamento di quei raccoglitori di rifiuti che adesso in molti Paesi dell’America Latina e dell’Asia sono la colonna portante del movimento Rifiuti Zero. Un altro stimolo a livello della cooperazione internazionale sulla questione è la Zero Waste International Alliance.

Mister Connett, lei ha incontrato Papa Francesco. Può raccontarci come è andata?

L’incontro è stato molto emozionante a livello personale, ma molto breve. Non c’è stato il tempo, quindi, di approfondire nessun argomento specifico. È successo sabato 19 aprile 2016, in una di quelle grandi riunioni in Piazza San Pietro durante le quali il Papa incontra letteralmente centinaia di persone e attraversa la folla sulla sua papa-mobile salutandone altre migliaia. Io fui invitato dal Dr. Mario Malconico (un esperto di riciclo della plastica) che aveva organizzato la conferenza IUPAC sulle microplastiche tenutasi al CNR a Roma. 

Alla conferenza avevo fatto una presentazione di Rifiuti Zero ponendo l’accento sull’eliminazione della plastica monouso dal mercato. Mario era riuscito a organizzare un incontro con Papa Francesco per sei delle persone che partecipavano alla conferenza. Dopo un’attesa in una lunga fila dietro una barriera adiacente al posto in cui era il Papa, quando arrivò il mio turno, riuscii a porgere al Pontefice una copia del mio libro su Rifiuti Zero. Sapevo che non avrei avuto molto tempo, ma riuscii comunque a dire “Grazie per quello che sta facendo per l’economia circolare”, e aggiunsi “L’Italia ha dei progetti Rifiuti Zero meravigliosi”. Incontrare qualsiasi Papa per me sarebbe già stata un’esperienza elettrizzante, ma Papa Francesco è veramente speciale, e devo dire che mi sentivo doppiamente elettrizzato. Non so se abbia avuto modo di dare un’occhiata al libro, ma spero che magari qualcuno dei suoi assistenti lo abbia fatto, anche se non ho avuto loro notizie. Questa foto che ci hanno scattato mi piace molto (l’uomo sulla destra della foto è Mario Malconico).

Figura 13. Paul Connett che porge una copia del suo libro a Papa Francesco.

In conclusione quali sono i vantaggi di Rifiuti Zero e dell’economia circolare?

Il movimento Rifiuti Zero è un movimento dal basso. I dieci passi verso Rifiuti Zero offrono un modo concreto per far sì che il passaggio da un’economia lineare a una circolare entri nel raggio d’interesse e di azione di ogni cittadino. Si possono coinvolgere tutti gli strati della società, bambini, maestri e professori inclusi, e riconvertire ex raccoglitori di rifiuti, impiegati del settore alberghiero e della ristorazione, agricoltori, chi si occupa di gestione risorse, aziende pubblicitarie, filosofi, artisti, media e chiunque si occupi di comunicazione, progettisti accademici e industriali, attivisti che fanno parte di organizzazioni non governative e autorità locali.

Oltre che contribuire a risolvere un problema globale, Rifiuti Zero offre molti vantaggi locali, come la creazione di posti di lavoro, la formazione professionale, crea nuove opportunità per le piccole imprese, stimola la crescita della comunità (centri di riciclaggio, di compostaggio, di riuso e di riparazione), e lo sviluppo di percorsi di ricerca a tutti i livelli accademici (centri di ricerca Rifiuti Zero), senza contare le occasioni di svago e di coinvolgimento delle famiglie (centri e parchi di riuso).

Soprattutto – in un periodo in cui la gente è spaventata, quasi paralizzata, di fronte alle enormi sfide del cambiamento climatico, allo scarseggiare delle risorse e all’inquinamento della plastica negli oceani – Rifiuti Zero dimostra in modo tangibile che si possono fare dei passi concreti nella giusta direzione. Sebbene nessuno pensi che si possa arrivare a rifiuti zero dall’oggi al domani, quello che possiamo fare è far conoscere gli esempi di realtà che sono vicine alla meta, siano esse comunità (dal piccolo villaggio alla grande città) o multinazionali di ogni dimensione. Specialmente in un momento in cui sempre più persone si rendono conto che c’è bisogno dei cambiamenti di paradigma di cui abbiamo parlato, queste realtà si offrono come un’abbondante gamma di buoni esempi da emulare.

Ogni giorno i nostri figli si sentono dire che non hanno un futuro, e questa strategia concreta, che passo dopo passo si avvicina sempre di più a un cambiamento globale, può di certo offrirgli più speranza di qualsiasi altra cosa.

Per concludere con una nota personale, poche settimane fa ho dato il benvenuto al mondo al mio terzo nipote. Dedico a lui questo mio intervento. A lui e agli altri bambini che stanno arrivando in quello che speriamo diventi presto un mondo migliore.

Figura 14. Una foto di Little Teddy, figlio di Michael Connett e della sua partner Emily, nato a Long Beach, in California, il 12 maggio 2021.


[1]     Si tratta della direttiva 904/2019, approvata a luglio 2019 e entrata in vigore appunto 2 anni dopo nel luglio di quest’anno che proibisce la plastica monouso per bastoncini ovattati per le orecchie (cotton fioc), piatti, posate e cannucce, palloncini e bastoncini per palloncini, contenitori da cibo, bicchieri, mozziconi di sigarette, buste per la spesa, pacchetti e imballaggi, salviettine umidificatee materiale sanitario.  (NdR)

Prefazione e supervisione da parte di Angelo Consoli – CETRI-TIRES 

Sebbene nessuno pensi che si possa arrivare a rifiuti zero dall’oggi al domani, quello che possiamo fare è far conoscere gli esempi di realtà che sono vicine alla meta